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Cenni storici

 

L’abbinamento acqua/vita è concetto tanto ovvio quanto veritiero. A Riardo ci sono le notissime sorgenti della Ferrarelle per cui, anche se mancano prove specifiche, si può ben ipotizzare che in queste terre ci siano stati insediamenti umani fin dalla preistoria.
 Allo stato, le più antiche testimonianze sono costituite da corredi funebri rinvenuti nella necropoli del Palazzone; alcuni kanterosche ornavano latomba della persona di maggior rilievo della tribù sono stati datati al V/VI secolo a.C.. Nei vari vicus che componevano l’odierna Riardo, sono state rinvenute monete, oggetti di terracotta, cippi funerari, colonne di granito, opere di canalizzazioni e vasche per la conserva d’acqua tutte risalenti al periodo repubblicano/imperiale dell’antica Roma. Sebbene oggi non facciano più parte di Riardo, sono appartenute al nostro territorio, almeno fino al basso medio evo, anche le grotte di Saiano, ricadenti nell’omonimo vicus riardese, perimetrate da mura megalitiche, volgarmente dette ciclopiche, risalenti all’incirca al VI/VII secolo a.C., periodo sannita.
In epoca romana, il nostro territorio viene nominato da Vitruvio e da Plinio il vecchio che fanno riferimento alle acque minerali che nel nostro comune hanno le loro sorgenti.
Durante l’età di mezzo, sia il castrum Riardi che le località Pezza Santa Maria e Saiano nonché Scarpati ed Anguillari, rispettivamente vicus e pagus di Riardo, ebbero la stessa sorte del resto del Regno di Napoli subendo le dominazioni dei longobardi, dei normanni, degli svevi, degli angioini e degli aragonesi che si susseguirono nella signoria di Riardo. I riardesi sono giustamente orgogliosi di tre loro antenati che nell’agosto del 1463 tennero dapprima in scacco e poi si fecero beffa del re Ferrante d’Aragona. Questi aveva assediato Riardo perché il suo giovane feudatario, il barone Antonio Cristoforo Gaetani, aveva parteggiato per gli angioini contro la sua ascesa al trono nel regno di Napoli. I riardesi si difesero dal saccheggio strenuamente ma dopo alcuni giorni dovettero capitolare. Tre di essi, però, che tradizione vuole essere stati dotati di forza erculea, asserragliati nel castello, continuavano a precipitare sugli assalitori macigni di ogni grandezza sì che apparivano essere più di tre persone. Il re Ferrante d’Aragona, per evitare sia ulteriori perdite nel suo esercito sia che l’assedio si protraesse troppo a lungo, decise di venire a patti con gli indomiti riardesi promettendo, in cambio della resa, la salvezza della loro vita ed una cospicua somma di danaro. I tre accettarono e dopo aver ritirato la somma di danaro che avevano fatto depositare dinanzi al ponte levatoio, non fidandosi della parola del sovrano, anziché consegnarsi si dileguarono attraverso un passaggio segreto sbucando in località campo Congo e facendo perdere le loro tracce. Tre riardesi, tre, avevano tenuto dapprima in scacco un intero esercito e poi avevano beffato il loro re.
Data memorabile nella storia millenaria di Riardo è la sua elevazione a ducato avvenuta il 20 ottobre 1731 per concessione motu proprio di Carlo VI, imperatore d’Austria nonché re delle Due Sicilie. Feudatario di Riardo era all’epoca Michele Giuseppe Francesco CAFFARO, primo duca di Riardo.
Nel corso del 1800, Riardo ha avuto i suoi carbonari nei gemelli canonici Arcadio e Bonifacio De Nuccio ed i loro nipoti Pietro e Rocco De Nuccio aderirono alla Giovine Italia. Non sono mancati episodi di brigantaggio culminati nel sequestro e successiva uccisione di Pietro De Nuccio e di suo nipote Lucio De Nuccio ad opera della famigerata banda del brigante Fuoco. Riardo ha avuto affiliati alla Legione del Matese, colonna locale a supporto della garibaldina spedizione dei Mille; il personaggio più famoso fu sicuramente Salvatore Piscitelli che combattè nella decisiva Battaglia del Volturno. A ridosso delle terre di Riardo si compivano gli ultimi atti dell’avanzata garibaldina e della ritrovata Unità d’Italia avvenuta a Taverna Catena di Vairano nella mattina del 26 ottobre 1860 a non più di cinque chilometri in linea d’aria dal nostro paese.
Nel corso del ventesimo secolo la storia di Riardo è indissolubilmente legata all’utilizzazione commerciale delle acque della Ferrarelle che ha segnato il destino socio/economico della nostra comunità.
 
 
Notizie storiche curate dall'Avv. Antonio Pepe

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